A volte succede così: sei sul divano, tutto tranquillo, e il tuo cane scatta in piedi e abbaia verso il nulla, come se avesse visto un fantasma. Tu ascolti, non senti niente. Guardi fuori dalla finestra, non c’è nessuno. Eppure lui insiste. “Senza motivo” sembra l’unica spiegazione, finché non inizi a guardare il mondo dal suo naso, dalle sue orecchie e, sì, anche dalle sue emozioni.
Il “nulla” per noi, è pieno di segnali per lui
Il punto è che il cane vive in una realtà più ricca di dettagli della nostra. Il suo sistema sensoriale non è solo migliore, è proprio tarato su frequenze e tracce che a noi sfuggono.
- Udito finissimo: può percepire suoni lontani o ad alta frequenza, come un portone che sbatte a due isolati, un ascensore in movimento, una sirena lontana, un apparecchio elettrico che vibra.
- Olfatto straordinario: anche una scia invisibile per noi, un altro animale passato ore prima, un odore nuovo sulle scale, possono accendere l’allarme. Basta un cambiamento minimo per far partire l’abbaio di avviso.
- Vista e attenzione al movimento: riflessi su un vetro, ombre, una foglia spinta dal vento, possono diventare “qualcosa” da segnalare.
In pratica, lui sta commentando una notizia che tu non hai ricevuto.
Emozioni: stress, ansia e noia parlano a voce alta
Quando l’ambiente è silenzioso ma dentro di lui no, l’abbaio diventa uno sfogo. Qui di solito entrano in scena stress, noia e ansia da separazione.
Succede spesso in questi contesti:
- giornate con poca attività mentale e fisica, il cane “si inventa” un lavoro, e abbaiare diventa un passatempo,
- cambiamenti improvvisi, come traslochi, nuovi orari, arrivo di un bambino o di un altro animale,
- solitudine mal gestita, soprattutto nei cuccioli o nei cani molto legati alla famiglia.
L’abbaio, in questi casi, non è capriccio. È un modo per dire “non so come stare con questa sensazione”.
Dolore e salute: quando l’abbaio è un campanello d’allarme
C’è una parte meno intuitiva, ma fondamentale: alcuni cani abbaiano perché stanno male. Un fastidio fisico può trasformarsi in irritabilità o vocalizzazioni improvvise, soprattutto se il cane non riesce a riposare.
Occhio in particolare se noti:
- abbaio costante o più frequente del solito,
- irrequietezza notturna, disorientamento, fissare nel vuoto,
- cambiamenti nel sonno, nell’appetito o nel modo di muoversi.
Nei cani anziani può comparire la disfunzione cognitiva canina, una sorta di declino mentale che può portare a confusione, ansia, vocalizzi notturni e difficoltà a riconoscere routine e spazi. In parallelo, anche perdita di vista o udito può aumentare l’insicurezza e quindi l’abbaio.
Qui la regola è semplice: prima si esclude un problema medico, meglio è.
Territorio, empatia e razza: la voce come “muro”
Molti abbai “immotivati” sono in realtà territoriali: il cane sente passi sul pianerottolo, un’auto che si ferma, un cane in strada, e sta dicendo “qui ci sono io”. Alcuni soggetti sono più portati a fare la guardia, e alcune razze sono naturalmente più vocali.
C’è anche un dettaglio curioso: il cane può “leggere” la tensione del proprietario. Se tu ti irrigidisci, ti affacci spesso, reagisci con nervosismo, lui capisce che quell’abbaio funziona e che c’è davvero qualcosa da segnalare.
Comportamenti appresi: quando l’abbaio viene premiato
Questa è la parte che sorprende quasi tutti. L’abbaio può diventare un’abitudine perché ha ottenuto risultati.
Esempi tipici:
- Abbaia e tu parli, lo guardi, ti avvicini, quindi lui riceve attenzione.
- Abbaia vicino alla cucina e arriva un bocconcino, quindi ottiene cibo.
- Abbaia e parte il gioco, quindi conquista interazione.
Questo è rinforzo puro: non lo fa “per sfida”, lo fa perché ha imparato che conviene.
Quando preoccuparsi e cosa fare, senza impazzire
Se l’abbaio è isterico, improvviso, aumenta nel tempo o si accompagna a segnali di disagio, serve un approccio ordinato.
Prova così:
- Diario dei trigger: quando abbaia, dove, a che ora, con chi presente.
- Visita veterinaria: escludi dolore, problemi neurologici, sensoriali, gastrointestinali.
- Arricchimento: passeggiate esplorative, giochi olfattivi, masticazione, routine prevedibile.
- Gestione della solitudine: uscite graduali, rientri neutri, calma prima e dopo.
- Educatore o comportamentalista: se è compulsivo o legato ad ansia, serve un piano su misura.
Alla fine, l’idea che “abbaia senza motivo” si scioglie: il motivo c’è quasi sempre. Il trucco è trovarlo, un segnale alla volta, ascoltando il tuo cane come se stesse raccontando una storia che tu, finora, non riuscivi a sentire.




