Ti sarà capitato di riempire la ciotola, posarla a terra e pensare, “Va bene così, è solo acqua” o “È solo crocchette”. Poi, magari, noti un odore strano che torna sempre, una patina che non se ne va del tutto, o quel rossore sul mento del cane che compare e sparisce. Ecco il punto: la ciotola non è un dettaglio. È un piccolo oggetto quotidiano che, nel tempo, può fare una grande differenza.
Perché le ciotole di plastica finiscono nel mirino dei veterinari
Le ciotole di plastica sono economiche, leggere e ovunque, ma hanno un limite strutturale: con l’uso si segnano, si opacizzano e si “aprono” in microfessure invisibili. Ed è lì che cominciano i guai, soprattutto se alterni cibo umido, diete casalinghe, acqua lasciata ore, o lavaggi un po’ frettolosi.
I veterinari le sconsigliano principalmente per due motivi, igiene e possibile rilascio di sostanze chimiche. Non è allarmismo, è un ragionamento pratico: la ciotola è a contatto continuo con saliva, residui di cibo e umidità, un paradiso per ciò che non vuoi in casa.
Rischi batterici: il problema non è “sporco”, è “nascosto”
La plastica tende a diventare leggermente porosa e a riempirsi di micrograffi. Anche se a occhio sembra pulita, quei solchi possono trattenere residui e favorire una crescita batterica più persistente. Con il tempo, è facile notare:
- odore rancido che ritorna anche dopo il lavaggio
- patina viscida (biofilm) che sembra “incollata”
- irritazioni sul muso, soprattutto nella zona mento e labbra (la classica “acne del cane”)
- maggiore sensibilità in animali che leccano a lungo o mangiano lentamente
In letteratura si parla spesso di contaminazioni che includono batteri come E. coli o Salmonella. La cosa interessante, e un po’ inquietante, è che la ciotola può diventare un veicolo di contaminazione anche per noi, tramite mani, superfici della cucina, spugne usate per tutto. E quando la pulizia è irregolare, o si usano panni sempre gli stessi, il rischio sale.
Rischi chimici: BPA e ftalati, quando la plastica “cede”
L’altro punto è più silenzioso, ma importante: alcune plastiche possono rilasciare sostanze come BPA e ftalati, composti spesso citati come interferenti endocrini. In pratica, possono interferire con il delicato equilibrio ormonale, soprattutto in soggetti più sensibili.
Le situazioni che aumentano la migrazione sono abbastanza comuni:
- ciotole vecchie o molto graffiate
- contatto con cibo caldo o molto umido
- esposizione prolungata al sole o a fonti di calore
- animali che masticano i bordi o leccano ossessivamente
Non significa che ogni cane o gatto svilupperà un problema, ma è una variabile evitabile, e spesso i veterinari preferiscono togliere variabili quando si può.
Se vuoi un approfondimento generale sul tema degli additivi, la parola chiave è ftalati.
Le alternative migliori (e perché funzionano)
Quando chiedi “Ok, allora cosa uso?”, di solito la risposta è semplice: acciaio inossidabile o ceramica certificata per contatto alimentare.
Acciaio inossidabile
- non poroso, quindi meno “rifugio” per batteri
- resistente a graffi e lavaggi frequenti
- ottimo in lavastoviglie
Nota utile: alcuni studi hanno trovato molte contaminazioni anche su ciotole metalliche, ma quasi sempre il punto era uno, lavaggio insufficiente. La differenza la fa la routine.
Ceramica certificata
- facile da pulire, stabile, spesso pesante (non scivola)
- però deve essere certificata per alimenti, altrimenti esiste il rischio di materiali non idonei (come piombo in smalti scadenti)
La routine che riduce davvero i rischi
Se dovessi tenere solo tre regole pratiche, sarebbero queste:
- Lava la ciotola ogni giorno, come faresti con un piatto umano.
- Preferisci la lavastoviglie (temperatura e ciclo aiutano a ridurre i residui).
- Sostituisci subito ciotole con graffi profondi, opacità persistente o odore “incollato”.
Alla fine è un gesto piccolo: cambi materiale, migliori il lavaggio, e togli dal pavimento di casa una fonte continua di contaminazione. E sì, spesso anche quel rossore sul muso smette di tornare, come se il corpo del tuo animale tirasse finalmente un sospiro di sollievo.

