20 lire con ramo di quercia: se coniata nel 1968 può valere molto

Ti è mai capitato di svuotare un vecchio salvadanaio e ritrovare una monetina “dimenticata”, così piccola da sembrare innocua? Ecco, con la 20 lire con ramo di quercia del 1968 succede spesso: a prima vista pare una moneta come tante, ma in un caso preciso può trasformarsi in una piccola sorpresa da collezionisti.

Perché proprio il 1968 può “valere molto”

La verità è semplice e, allo stesso tempo, un po’ crudele: quasi tutte le 20 lire 1968 non sono rarissime. Però esiste una variante, la “Prova”, che cambia completamente il gioco. È quella che manda in fibrillazione chi fa numismatica e rende la moneta davvero interessante.

In pratica, ci sono due mondi:

  • la versione standard, abbastanza comune,
  • la versione PROVA, molto rara e ricercata.

Come riconoscerla al primo colpo d’occhio

Qui non servono lente da detective o strumenti strani. Serve solo una domanda secca: c’è la scritta PROVA?

Dettagli del design (così sai cosa stai guardando)

Questa moneta ha un fascino tutto italiano, molto “anni Sessanta”:

  • Dritto: la testa di Cerere, con corona di spighe, simbolo di agricoltura e abbondanza.
  • Rovescio: un ramo di quercia con foglie e ghianda, un’immagine che richiama forza e solidità.

Se la moneta ha questo rovescio, sei nel posto giusto. Poi controlli la parola magica: PROVA.

Materiale e misure (utile anche contro i falsi)

Le caratteristiche tecniche sono abbastanza standard per questa emissione:

  • Materiale: bronzital
  • Diametro: 21,25 mm
  • Peso: 3,25 g

Questi numeri sembrano dettagli da catalogo, ma in realtà sono un primo filtro: se una moneta “stona” troppo per peso o dimensioni, conviene approfondire prima di esultare.

Valore: quanto può valere davvero

Qui entra in scena la parte che tutti vogliono sapere. Il valore dipende da due fattori che in numismatica sono tutto: rarità e stato di conservazione.

Tabella rapida di riferimento

TipoSegno distintivoTiraturaValore indicativo
Standard 1968Nessuna scritta “PROVA”100.00014 euro circa (base), fino a 50-100 euro se eccellente
Prova 1968Scritta “PROVA”999500-700 euro tipici, fino a 1000 euro in FDC

La differenza è enorme: la standard può essere una bella moneta da raccogliere, ma non è automaticamente un tesoro. La PROVA, invece, è il pezzo che può far salire il valore in modo sorprendente, soprattutto se è in Fior di Conio (FDC), cioè praticamente perfetta.

Conservazione: il dettaglio che fa saltare (o crollare) il prezzo

Immagina due monete identiche, ma una ha graffi, colpi e rilievi consumati, l’altra sembra appena uscita dalla Zecca. Sul mercato possono essere “due specie diverse”.

Quando controlli la tua 20 lire:

  1. guarda i rilievi (spighe, lineamenti del volto, foglie della quercia),
  2. cerca colpetti sul bordo,
  3. valuta la brillantezza e i segni di usura.

Se hai una PROVA ma molto rovinata, può restare interessante, ma il valore massimo lo raggiunge quasi sempre solo in conservazioni alte.

Attenzione a trappole comuni (e a valutazioni “fantasy” online)

Quando si parla di monete, online trovi di tutto: prezzi sparati, inserzioni ottimistiche, confusione tra versioni comuni e rare. La regola pratica è questa:

  • senza “PROVA”, non farti abbagliare da cifre esagerate,
  • con “PROVA”, non vendere di fretta senza una verifica seria.

E sì, esistono anche riedizioni moderne celebrative, persino in metalli preziosi, ma non hanno lo stesso peso collezionistico dell’originale d’epoca.

Cosa fare se pensi di avere la PROVA

Se leggi PROVA sulla moneta, fermati un attimo e fai le cose con calma:

  • scatta foto nitide fronte e retro,
  • evita pulizie aggressive (possono ridurre il valore),
  • confronta con un catalogo affidabile (ad esempio Gigante) e chiedi un parere a un perito o a un negozio numismatico.

Alla fine, la promessa del titolo si scioglie qui: la 20 lire 1968 “ramo di quercia” può valere molto solo in un caso preciso, quando è la rarissima PROVA. Tutto il resto è comunque una moneta affascinante, ma con quotazioni più tranquille. E la cosa bella è che basta una parola, cinque lettere, per cambiare la storia.

Redazione Premio Lettera

Redazione Premio Lettera

Articoli: 36

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *